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Molto semplicemente, non si conosce la data precisa in cui fu rappresentata per la prima volta L’Andromeda, ma il libretto è datato 6 maggio 1637 - un incredibile 385 anni fa
IL PRIMO LIBRETTO
Se mai la magia, la passione e la comprensione di un momento storico sono state infuse in un testo, ciò accade qui. Non è il primo libretto della storia, ma fu il primo per un teatro d’opera pubblico. Questa è la storia in divenire.
Questo dramma per musica (di Benedetto Ferrari,librettista, e Francesco Manelli, compositore) accese una miccia che a Venezia innescò un’esplosione, la quale a sua volta condusse a una storia di passione viva ancor oggi. Fu il punto di partenza dell’opera pubblica e segna l’inizio del suo viaggio verso il genere che conosciamo e amiamo oggi.

La richiesta fu tale che il libretto fu pubblicato pochi mesi dopo la messa in scena originaria insieme a un’appassionata illustrazione dei magici effetti speciali resi possibili grazie a macchine di scena e scenografie. Le immagini che evoca spiegano in un istante perché questo progetto debba essere realizzato. Il testo può essere letto per intero qui, ma le prime righe bastano per rendere l’idea:
“Sparita la Tenda si vide la Scena, tutta mare; con una lontananza così artifitiosa d’acque, e di scogli, che la naturalezza di quella (ancor che finta) movea dubbio a’ Riguardanti, se veramente fossero in un Teatro, o in una spiaggia di mare effettiva. Era la Scena tutta oscura, se non quanto le davano luce alcune stelle; le quali una dopo l’altra a poco a poco sparendo, dettero luogo all’Aurora, che venne a fare il Prologo. Ella tutta di tela d’argento vestita, con una stella lucidissima in fronte, comparve dentro una bellissima nube, quale ora dilatandosi, hora stringendosi (con bella meraviglia) fece il suo passaggio in arco per lo Ciel della Scena. In questo mentre si vide la Scena luminosa a par del giorno. Dalla Signora Madalena Manelli Romana fu divinamente cantato il Prologo: dopo del quale s’udì de’ più forbiti Sonatori una soavissima Sinfonia; a questi assistendo l’Autore dell’Opera con la sua miracolosa Tiorba. Uscì di poi Giunone sovra un carro d’oro tirato da’ suoi Pavoni, tutta vestita di tocca d’oro fiammante, con una superba varietà di gemme in testa, e nella corona. Con meraviglioso diletto de’ Spettatori volgeva a destra, ed a sinistra, come più le piaceva, il carro. Le comparve a fronte Mercurio. Era, e non era questo Personaggio in machina. Era, perché l’impossibilità non l’ammetteva volatile; e non era, poiché niun’altra machina si vedea, che quella del corpo volante. Comparve guernito de’ suoi soliti arnesi, con un manto azurro, che le giva svolazzando alle spalle. […] In un istante si vide la Scena, di maritima, Boschereccia; così del naturale, ch’al vivo al vivo ti portava all’occhio quell’effettiva cima nevosa, quel vero pian fiorito, quella reale intrecciatura del Bosco, e quel non finto scioglimento d’acque. Comparve Andromeda con il seguito, di dodici Damigelle, in habito Ninfale”.
RICOSTRUZIONE E MESSA IN SCENA
Dal punto di vista sia della ricostruzione, sia della messa in scena, anche solo questo breve estratto dal libretto rivela molto. Le stelle che scomparivano una ad una erano verosimilmente candele con la luce schermata o che venivano spente, le scene erano evidentemente mutevoli, sono documentate macchine di scena con apparati volanti e un carro sul palco; in un’altra scena si trovò lo spazio per 12 ninfe. Sapendo quanto fosse piccolo il palco, viene da chiedersi come riuscirono a farci stare tutto.
La nostra grande fortuna è che abbiamo i migliori specialisti del mondo nel nostro team di consiglieri, come il professor Martin White, la cui esperienza professionale e conoscenza di come, per fare un esempio, l’illuminazione funzionava, ci consente di raccogliere queste informazioni e applicarle sia alla ricostruzione pratica, sia alle effettive messe in scena. Per finire, ecco le riflessioni di Martin sul valore dell’illuminazione al San Cassiano.
Buon 6 maggio! È un grande giorno per noi tutti!















