L'OPERA RISCOPERTA

Oggi non esiste un teatro che sia paragonabile

Il ricostruito Teatro San Cassiano sarà l'unico teatro d’opera barocca pienamente attivo al mondo.
La sua emblematicità fornirà le condizioni ideali affinché diventi il più importante punto di riferimento al mondo per l'opera barocca messa in scena in modo storicamente consapevole, attraendo i più grandi direttori d'orchestra, cantanti e strumentisti del mondo.

È la Storia in un contesto vivo e l'opera riscoperta in un ambiente che finora, per noi tutti, si è perso nel tempo.

IL PRIMO LIBRETTO

Se mai la magia, la passione e la comprensione di un momento storico sono state infuse in un testo, ciò accade nel libretto che Benedetto Ferrari scrisse per L’Andromeda, messa in scena per la stagione del Teatro San Cassiano nel 1637. Questo dramma per musica (scritto da Francesco Manelli) accese una miccia che a Venezia innescò un’esplosione, la quale a sua volta condusse a una storia di passione viva ancor oggi. Fu il punto di partenza dell’opera pubblica e segna l’inizio del suo viaggio verso la forma che conosciamo e amiamo oggi.

La richiesta fu tale che il libretto fu pubblicato pochi mesi dopo la messa in scena originaria insieme a un’appassionata illustrazione dei magici effetti speciali resi possibili grazie a macchine di scena e scenografie. Le immagini che evoca spiegano in un istante perché questo progetto debba essere realizzato. Il testo può essere letto per intero qui, ma le prime righe bastano per rendere l’idea:

“Sparita la Tenda si vide la Scena, tutta mare; con una lontananza così artifitiosa d’acque, e di scogli, che la naturalezza di quella (ancor che finta) movea dubbio a’ Riguardanti, se veramente fossero in un Teatro, o in una spiaggia di mare effettiva. Era la Scena tutta oscura, se non quanto le davano luce alcune stelle; le quali una dopo l’altra a poco a poco sparendo, dettero luogo all’Aurora, che venne a fare il Prologo. Ella tutta di tela d’argento vestita, con una stella lucidissima in fronte, comparve dentro una bellissima nube, quale ora dilatandosi, hora stringendosi (con bella meraviglia) fece il suo passaggio in arco per lo Ciel della Scena. In questo mentre si vide la Scena luminosa a par del giorno. Dalla Signora Madalena Manelli Romana fu divinamente cantato il Prologo: dopo del quale s’udì de’ più forbiti Sonatori una soavissima Sinfonia; a questi assistendo l’Autore dell’Opera con la sua miracolosa Tiorba. Uscì di poi Giunone sovra un carro d’oro tirato da’ suoi Pavoni, tutta vestita di tocca d’oro fiammante, con una superba varietà di gemme in testa, e nella corona. Con meraviglioso diletto de’ Spettatori volgeva a destra, ed a sinistra, come più le piaceva, il carro. Le comparve a fronte Mercurio. Era, e non era questo Personaggio in machina. Era, perché l’impossibilità non l’ammetteva volatile; e non era, poiché niun’altra machina si vedea, che quella del corpo volante.  Comparve guernito de’ suoi soliti arnesi, con un manto azurro, che le giva svolazzando alle spalle. […] In un istante si vide la Scena, di maritima, Boschereccia; così del naturale, ch’al vivo al vivo ti portava all’occhio quell’effettiva cima nevosa, quel vero pian fiorito, quella reale intrecciatura del Bosco, e quel non finto scioglimento d’acque. Comparve Andromeda con il seguito, di dodici Damigelle, in habito Ninfale”.

IL TEATRO DEL 1637

Teatro San Cassiano (1637): visualizzazione storicamente consapevole (la prima al mondo)
Immagine di Secchi Smith, © Teatro San Cassiano

 

Per essere molto chiari: il compito di ricostruire l'originale Teatro San Cassiano del 1637 è enorme. 

L'opera veneziana potrebbe essere uno dei temi più studiati dalla musicologia, ma di quei primi teatri veneziani si sa molto poco. Per il Teatro San Cassiano del 1637, non ci sono né disegni, né piante, né alcuna descrizione del teatro originario. Oltre al primo libretto de L'Andromeda, non ci è giunta alcuna fonte relativa alla sua prima produzione.

Eppure, sebbene la maggior parte delle ricerche fino ad oggi si sia concentrata sulle messe in scena operistiche, è notevole ciò che può essere raggiunto quando gli archivi vengono utilizzati avendo come obiettivo la ricostruzione del teatro. In brevissimo tempo abbiamo già reperito le piante per il teatro del 1763, abbiamo sia le sue misure, sia quelle del suo predecessore (1695) e significativamente anche quelle del sito originario. Negli archivi veneziani abbiamo una preziosa fonte di risorse: dalle note dell'architetto agli atti notarili, mentre ogni documento studiato emana ulteriore luce mentre lavoriamo instancabilmente a ritroso verso il 1637.  Potremmo iniziare a edificare già domani una ricostruzione straordinariamente accurata ed emblematica del Teatro San Cassiano del 1695 e del 1763.

Ma fu il teatro del 1637 a cambiare il mondo, e vogliamo rendere giustizia alla storia ricostruendolo.

 

Teatro San Cassiano (1637): pianta 153 U1.3a di Jon Greenfield, Greenfield Architecture
© Teatro San Cassiano

 

Così, passo dopo passo, la nostra scrupolosa ricerca si sta facendo strada attraverso i numerosi documenti d'archivio, i disegni, le precedenti versioni del teatro e le immagini di altri teatri contemporanei (come il Teatro dei SS. Giovanni e Paolo) per approdare a una pianta storicamente realizzabile per il 1637. Tenendo in dovuta considerazione i dati persi nel corso del tempo, così come le rivelazioni future ancora da scoprire, sta via via prendendo forma una pianta fondata su dati verificati accademicamente e realizzabile per l'originario Teatro San Cassiano del 1637, che può ora essere sottoposta al processo di revisione, argomentazione e contro-argomentazione che verrà via via messo a punto dall'analisi degli esperti.

Il processo è semplice: ricerca, consultazione, elaborazione delle piante, ricerca, consultazione, revisione delle piante, ricerca …

In questo senso, abbiamo la fortuna di avere tra i nostri consiglieri alcuni dei maggiori musicologi ed esperti a livello mondiale di Venezia per guidarci e consigliarci. Inoltre, per assicurarci di ricostruire il teatro nel modo più accurato possibile, ci siamo fatti affiancare dai nostri partner dello Shakespeare's Globe, e coinvolto lo stesso architetto specializzato in ricostruzioni, consulente tecnico e costruttore responsabile sia del Globe originario, sia del Sam Wanamaker Playhouse. Queste figure, dal canto loro, lavoreranno con specialisti di architettura e di teatro veneziani. Il sito web del Globe mostra come hanno risolto il problema della mancanza di piante per ricreare il teatro:

“Al di là delle concessioni per conformarsi ai moderni regolamenti antincendio, come uscite d’emergenza addizionali, insegne luminose, materiali ignifughi e alcuni macchinari moderni dietro le quinte, il Globe è la ricostruzione quanto più possibile accurata del Globe del 1599 sulla base della documentazione disponibile. La ricostruzione è tanto fedele all’originale quanto reso possibile dalle ricerche accademiche e dalle competenze artigianali, e oggi questo Globe è – ed è probabile che rimanga – né più né meno del miglior tentativo di replicare il teatro di Shakespeare”.

Rispetto al Globe di Shakespeare abbiamo il vantaggio di poter disporre sia di una quantità di fonti primarie, secondarie e a corredo assai più ampia a nostra disposizione, sia dell'evoluzione della tecnologia moderna, che stiamo esplorando con molto interesse. È in quest’ottica che, pur avendo completa fiducia nei nostri disegni per questa fase del processo, dobbiamo considerare che essi rimangano un primo passo introduttivo e un'istantanea della nostra ricerca al momento della stampa. Verranno migliorati e si evolveranno prima di avere una maggiore chiarezza con cui definire i disegni finali. La nostra ricerca è appena iniziata e con essa anche il divertimento.

IL TEATRO RICOSTRUITO

Unico, ma come?

  • Ricostruito fedelmente, tanto quanto le ricerche accademiche e le competenze artigianali consentiranno
  • Emblematico da un punto di vista storico, architettonico, artistico, culturale e musicale
  • Rappresenta il modello di teatro piccolo e intimo essenziale per la messa in scena di opere barocche veneziane e italiane secondo criteri storicamente informati
  • Un paesaggio sonoro unico
  • Un magico mondo di effetti speciali barocchi: dei ex machina che scendono dal cielo, mari ondosi, tempeste, stelle scintillanti e scenografie mobili che mutano in un batter d’occhio
  • Un’esperienza impareggiabilmente intima, intensa, straordinaria
  • Opere rappresentate così come i loro autori vollero in origine
  • La Storia dal vivo
  • L’opera riscoperta nel suo contesto originario

In ogni fase, l’integrità e l’autenticità del progetto intellettuale rimarranno della massima importanza.Il teatro non sarà un museo che lamenti la morte di Venezia, quanto piuttosto una voce pubblica grazie alla quale la città potrà relazionarsi col mondo.

 

I punti-cardine del teatro ricostruito

  • Forma del teatro
  • Acustica del teatro
  • Macchine di scena e scenografie nello stile dell’epoca
  • Esecuzione storicamente consapevole
  • Paesaggio sonoro barocco

 

LA NOSTRA STORIA

Una breve panoramica

Il Teatro San Cassiano (o Teatro di San Cassiano e sue varianti) di Venezia è stato il primo teatro pubblico per l’opera in musica, inaugurato ― in quanto teatro d’opera ― nel 1637, mentre la prima notizia della sua costruzione risale al 1581.[1] Esso prende il nome con cui è più noto dalla parrocchia in cui era situato, nel sestiere di Santa Croce e non distante da Rialto. Era di proprietà della famiglia veneziana Tron. Si tratta del primo teatro d’opera ‘pubblico’ poiché fu il primo aperto a un pubblico pagante. Fino a quel momento, infatti, i teatri pubblici (dunque quelli che operavano su base commerciale) avevano messo in scena solamente spettacoli teatrali recitati (ossia ‘commedie’)[2] mentre l’opera era rimasta una forma spettacolare privata, riservata alla nobiltà e alle corti. Il Teatro San Cassiano fu dunque il primo teatro pubblico a mettere in scena l'opera: così facendo rese fruibile l’opera a un pubblico più ampio.

  1. Il Cinquecento
  2. Il Seicento
    1. La costruzione del teatro del 1637
    2. La struttura del teatro del 1637
    3. La vita artistica
  3. Il Settecento
    1. Edificio e vita artistica
    2. I rilievi di Bognolo e il teatro del 1763
    3. Ultimi anni e demolizione
  4. Il progetto di reimmaginazione e ricostruzione

 

Il Cinquecento

Le prime notizie relative a un teatro in questo sito risalgono al 1581. Al teatro per ‘commedie’ della famiglia Tron si fa riferimento infatti sia in una lettera inviata da Ettore Tron al duca Alfonso II d’Este, datata 4 gennaio 1580 more veneto (ossia 1581), sia nel testo di Francesco Sansovino, Venetia città nobilissima et singolare,[3] nel quale si accenna a due teatri presenti nella parrocchia di S. Cassiano: il teatro Tron—secondo alcuni storici, e basandosi sulla forma grossomodo rettangolare del lotto di terreno su cui sorgeva—potrebbe essere quello «in forma ovata», mentre il Michel potrebbe essere quello «in forma […] rotonda».[4] Nella lettera citata, il Tron parla della «spesa di molta importanza per il recitare delle comedie», ma accenna anche al successo della sua iniziativa («si ha scosso per capara di molti Palchi, circa Ducati mille»).[5] Oltre a indicare che il teatro stava avendo un’accoglienza positiva, questo consente dunque di constatare che già in questa prima versione erano presenti i palchetti, ossia il dato architettonico che avrebbe costituito, in seguito e in ambito operistico, uno degli elementi-chiave del ‘teatro all’italiana’. Una conferma di questo aspetto proviene da una lettera di Paolo Mori (agente del duca di Mantova) del 7 ottobre 1581, da Venezia, nella quale si citano i «palchi di quelli due loghi fabricati a posta».[6] Oltre a ciò, nel Trattato de’ Portamenti di Antonio Persio, risalente al 1607, in un passo relativo agli anni precedenti al 1593—e, a quanto se ne sa oggi, riferito o al teatro Tron o al teatro Michiel—l’autore scrive che i nobili «havevano affittati quasi tutti i palchi».[7]

In merito alla data di costruzione del teatro Tron e la presenza, al suo interno, di un certo numero di palchetti (un dato innovativo in un’ottica tanto architettonico-teatrale quanto commerciale), è stato opportunamente notato che nel 1580 avvenne un radicale mutamento nel linguaggio del Consiglio dei Dieci relativo a questi luoghi teatrali, in quanto per la prima volta è attestata una formula che presuppone delle preoccupazioni legate alla loro solidità strutturale, in quanto dovevano essere «forte et sicuri in modo che non vi possa succeder alcuna ruina».[8] Sembrerebbe, dunque, che la novità data dall’introduzione dei palchetti come elemento-chiave della struttura di un edificio teatrale fece sorgere, all’interno del Consiglio dei Dieci, delle preoccupazioni relative alla sicurezza: questo il motivo per cui il Consiglio dispose che dei periti ne dovessero verificare per tempo la solidità, così che non potessero verificarsi crolli e conseguenti infortuni, o peggio.

Il teatro Tron (unitamente a quello già citato, poco distante e collocato in prossimità del Canal Grande, proprietà della famiglia Michiel) venne successivamente chiuso nel 1585 per volontà del Consiglio dei Dieci e svuotato di ogni elemento ligneo che avesse a che fare con la natura teatrale del luogo;[9] il teatro Tron (ossia il Teatro San Cassiano) venne poi riaperto probabilmente dopo il 1607.[10]

 

Il Seicento

La costruzione del teatro del 1637

Nel corso del secondo decennio dei Seicento i documenti d’archivio riferiscono con una certa continuità l’utilizzo del Teatro San Cassiano per spettacoli teatrali.[11] Due incendi, nel 1629 e nel 1633, distrussero il teatro e nessun documento d’archivio è a oggi noto che citi il teatro nel biennio 1634-1635.[12]

Nel 1636 i fratelli Tron (Ettore e Francesco, del ‘ramo’ familiare di S. Benetto) avrebbero dunque comunicato alle autorità competenti l’intenzione di aprire un «Theatro de musica», chiarendo quindi fin da principio la sua funzione, ossia di teatro d’opera. Ciò, in sé, segna un decisivo punto di svolta nella storia dell’opera: un teatro costruito appositamente per mettere in scena il melodramma. Lo si leggerebbe in un documento datato 2 maggio 1636, rinvenuto, o così parrebbe, da Remo Giazotto alla fine degli anni Sessanta del Novecento ma non più rintracciabile almeno fin dalla metà circa degli anni Settanta:[13]

«Per l’indizio sopravenuto a’ questi M.ci M.ti da li NN.HH. Tron de S. Benetto circa l’intention de aprir Theatro de musica qual se prattica in più parte per lo diletto de l’insigni pubblici […].»

Va detto che del teatro del 1637 non si possiede oggi alcuna immagine: né dell’esterno, né tantomeno dell’interno. Ciò che invece è ben noto è che nel 1637 il Teatro San Cassiano venne inaugurato con la rappresentazione de L'Andromeda di Francesco Manelli (musica) e Benedetto Ferrari (libretto; la cui dedica, datata 6 maggio 1637, si riferisce all’opera precisando «che su le Scene rinacque già son due mesi»).[14]

La portata storica di questo evento è incalcolabile, così come quella del meccanismo commerciale basato sull’acquisto di un biglietto d’ingresso da parte di ogni singolo spettatore; un meccanismo destinato a una diffusione planetaria, ma che venne qui proposto in un simile contesto, di opera pubblica, per la prima volta: il Teatro San Cassiano costituisce infatti il prototipo del cosiddetto ‘teatro all’italiana’, destinato ad avere enorme fortuna nei secoli seguenti.[15]

 

La struttura del teatro del 1637

A questo proposito, dunque con riferimento alla struttura interna della sala, e data la totale assenza di immagini relative a questa fase della storia del Teatro San Cassiano, risulta di notevole importanza un documento del 12 febbraio 1657 more veneto rogato dal Notaio Alessandro Pariglia. In esso il Notaio registra che, prima della data di stesura, il numero complessivo dei palchi era pari a 153, mentre ora ne rimanevano 102: il motivo non è dichiarato e non è chiaro se si stia riferendo al numero dei palchi utilizzati o in tutto. Lo stesso numero totale di 153 che venne in seguito descritto, nel 1683, dal francese Jacques Chassebras de Cremailles, il quale scrisse sul Mercure Galant che «il teatro di S. Cassiano […] ha cinque file di palchi e 31 in ogni fila».[16] È dunque logico concludere, tenendo presenti le caratteristiche dei teatri veneziani nel Seicento, che si trattasse di 4 file da 31 palchi ciascuna più la prima fila dal basso, chiamata ‘Pepiano’, che presentava 29 palchetti e due ingressi laterali alla platea, per un totale appunto di 153 palchetti). Tale dato coincide precisamente con quanto riportato, decenni dopo, dall’architetto veneziano Francesco Bognolo, quando effettuò i rilievi dei teatri veneziani e di quello di Padova prima del 7 giugno 1765.[17] Nell’elenco di misure relativo a ciò che Bognolo definisce il «Teatro di S. Cassan vecchio» (risalente al 1696, o persino al 1670), l’architetto cita «Palchi in tutti n°. 31 per ordine», esattamente come riferito da Chassebras. Il numero totale di palchetti pari a 153 percorre dunque la storia del teatro almeno dagli anni Cinquanta del Seicento alla metà del Settecento. Visto che la prima attestazione a oggi nota risale appunto al febbraio 1657 more veneto (ossia il febbraio del 1658 secondo il computo ordinario), considerando che non sono noti lavori di rifacimento o ristrutturazione dall’inaugurazione del 1637 al 1658, e—inoltre—che il lotto di terreno su cui sorgeva il teatro, a quanto è noto, rimase invariato dal 1637 fino agli anni Sessanta del Settecento (misurava circa 27 metri per 18,5), è ragionevole concludere che, fin da principio, il teatro del 1637 presentasse già la soluzione a 153 palchi distribuiti su 5 ordini (dunque, secondo la denominazione in uso a Venezia, un ‘Pepiano’ e Primo, Secondo, Terzo e Quarto ordine di palchi). 

A questo riguardo, e per citare esempi coevi anche se in contesti notevolmente differenti, va menzionato che sia il teatro temporaneo costruito per la produzione de L’Ermiona (Padova, 1636)[18] sia il teatro nella Sala Grande del Palazzo del Podestà (Bologna, 1639)[19] presentavano in tutto cinque ordini di logge, il primo, e cinque ordini di palchetti, il secondo. La struttura a 5 file sovrapposte è dunque attestata in quegli anni anche fuori Venezia e costituisce un tipo di teatro congruente con quanto si sa, ad oggi, del Teatro San Cassiano del 1637.

 

La vita artistica

Quanto invece alla vita artistica del teatro, dopo la rappresentazione de La maga fulminata, nuovamente di Francesco Manelli e Benedetto Ferrari, nel 1638, nel 1639 iniziò una fase il cui maggiore protagonista, al Teatro San Cassiano e a Venezia, fu Francesco Cavalli. Cavalli è divenuto uno degli operisti più studiati e significativi del Seicento; questo in quanto «le opere di Cavalli […] sono non solo qualitativamente rilevanti ma anche tra le poche di cui si sia conservata sufficiente documentazione. Occorre infatti puntualizzare che, riguardo al primo quarto di secolo della produzione veneziana, a fronte del centinaio di libretti a stampa che ci sono pervenuti conosciamo oggi solo una trentina di partiture, tutte manoscritte, di cui i due terzi sono appunto quelle di Cavalli».[20] La sua opera Le nozze di Teti e di Peleo (1639) rimane la prima opera per il Teatro San Cassiano di cui ci sono giunti sia il libretto, sia la musica. Seguirono poi Gli amori d’Apollo e di Dafne (1640), La Didone (1641), La virtù de’ strali d'Amore (1642), L’Egisto (1643), L’Ormindo (1644), La Doriclea e Il Titone (1645), Giasone (1649), L’Orimonte (1650), Antioco (1658), Elena (1659).

Altri compositori significativi, attivi al Teatro San Cassiano nel diciassettesimo secolo, furono Pietro Andrea Ziani, Marc’Antonio Ziani, Antonio Gianettini e Tomaso Albinoni. È stata proprio un’opera di Gianettini, L’ingresso alla gioventù di Claudio Nerone (Modena, 1692), a diventare la prima co-produzione del progetto di ricostruzione, quando venne allestita per la prima volta in tempi moderni nel settembre 2018, nel teatro del castello di Český Krumlov, direttore Ondřej Macek.[21]

 

Il Settecento

Edificio e vita artistica

Quanto all’edificio, non si hanno notizie di lavori strutturali avvenuti nel corso della prima metà del Settecento.

Con riferimento invece all’attività operistica, questa proseguì con continuità almeno fino alla metà del secolo, grazie in specie alla collaborazione duratura da parte di Tomaso Albinoni; altri operisti significativi che misero in scena loro opere al Teatro San Cassiano nei decenni che qui importano furono Antonio Pollarolo, Francesco Gasparini, Carlo Francesco Pollarolo, Antonio Lotti, Gaetano Latilla, Baldassare Galuppi.[22]

  

I rilievi di Bognolo e il teatro del 1763

Teatro San Cassiano ‘nuovo’ (1763): Francesco Bognolo, pianta non realizzata
Venezia, Archivio di Stato, Giudici del Piovego, Busta 86

 

Come già accennato in precedenza, prima del 1765 Francesco Bognolo―l’architetto incaricato della progettazione del ‘nuovo’ Teatro San Cassiano―effettuò delle misurazioni di «tutti li Teatri di Venezia, così quello di Padova».[23] Fra queste, figurano appunto quelle relative al Teatro San Cassiano ‘vecchio’. Questo teatro presentava delle dimensioni ridotte: il boccascena, per non portare che qualche esempio, era di poco superiore agli 8 metri, mentre il palcoscenico aveva una profondità media di 6 metri e mezzo. I palchetti erano di dimensioni estremamente limitate, se confrontate ad esempio con quelle ottocentesche a cui si è oggi abituati: la loro larghezza andava da circa 95 centimetri ai circa 120 centimetri del ‘pergoletto di mezzo’, ossia il palco centrale. L’altezza attestata dei palchetti del primo ordine (ossia la seconda fila dal basso) era poco meno di 2 metri e 10, mentre per quelli del terzo ordine (dunque la quarta fila) era poco più di 1 metro e 80.

Quanto al ‘nuovo’ Teatro San Cassiano, inaugurato appunto nel 1763 con l’opera La morte di Dimone, musica di Antonio Tozzi, libretto di Giuseppe de Kurtz e Giovanni Bertati, la differenza sostanziale stava essenzialmente nel palcoscenico più profondo, per ottenere il quale era stata incrementata la lunghezza del teatro mediante la demolizione di due casette che erano collocate, facendo riferimento al ‘vecchio’ Teatro San Cassiano, a ridosso del muro che si trovava pochi metri alle spalle della curva esterna dei palchi. Nel ‘nuovo’ Teatro San Cassiano la profondità media del palcoscenico era di poco inferiore ai 9 metri e mezzo (dunque circa 3 metri in più rispetto alla precedente versione del teatro); anche la larghezza dei palchi era un poco più ampia rispetto a quella del Teatro San Cassiano tardo-secentesco: basti confrontare ad esempio i palchi prosceni, nel ‘vecchio’ teatro larghi 104 centimetri, a fronte dei 139 centimetri nel ‘nuovo’ teatro.

  

Ultimi anni e demolizione

Se si considera la data dell’inaugurazione, avvenuta nel 1763, potrebbe stupire leggere che poco più di un decennio dopo, nel 1776, se si presta fede a Giacomo Casanova, nel Teatro San Cassiano «donne di malavita e giovinotti prostituiti commettono ne’ palchi in quarto ordine que’ delitti che il governo, soffrendoli, vuole almeno che non sieno esposti all’altrui vista», descrizione che ha lasciato supporre un precoce stato di degrado e di decadimento.[24]

L’ultima stagione a oggi nota fu quella del 1798, nel corso della quale vennero allestite due opere: La sposa di stravagante temperamento («La Musica è del Signor Pietro Guglielmi Maestro di Capella Napolitano. Il Scenario sarà tutto d’invenzione e direzione del Signor Luigi Facchinelli Veronese», come si legge nel libretto[25]) e Gli umori contrari (musica di Sebastiano Nasolini, libretto di Giovanni Bertati).

L’ultima parola va lasciata a I Teatri del Veneto: «Nel 1805 i Francesi ne decidono la chiusura che diverrà definitiva. L’intero fabbricato verrà demolito nel 1812 per far posto ad abitazioni civili […]. Attualmente l’area del San Cassan è coperta dal giardino degli Albrizzi».[26]

 

Il progetto di reimmaginazione e ricostruzione

Il progetto di ricostruire a Venezia il Teatro San Cassiano del 1637 attualmente in corso è stato ideato, guidato e finanziato da Paul Atkin, fondatore e AD del Teatro San Cassiano Group Ltd. Sulla base di un progetto concepito per la prima volta nel 1999, Atkin ha effettivamente iniziato la ricerca sulla fattibilità della ricostruzione del teatro originario del 1637 a Venezia nell'aprile 2015. Ciò ha portato alla costituzione del Teatro San Cassiano Group nei primi giorni di maggio 2017 (in prossimità della ricorrenza del libretto de L’Andromeda, la cui dedica è datata, come detto, 6 maggio 1637) e al lancio ufficiale del progetto a Venezia nel giugno 2019 attraverso un convegno internazionale, una mostra e un concerto conclusivo intitolati ‘Teatro San Cassiano: necessità, soluzione, opportunità’. Il progetto ha poi ricevuto il sostegno formale del Comune di Venezia. Il Teatro San Cassiano Group ha annunciato che è stato individuato un sito e che è in corso la fase di progettazione.[27]

Modello storicamente consapevole del Teatro San Cassiano (1637), cr. Base Models

 

Nel 2018, sulla base delle evidenze archivistiche di varia natura riassunte nei paragrafi precedenti, Stefano Patuzzi (il Direttore della ricerca del Teatro San Cassiano Group) ha preparato una tabella riassuntiva (in piedi e once veneziane, e relative conversioni in centimetri) inerenti alle misure tanto del Teatro San Cassiano ‘vecchio’ quanto del ‘nuovo’. Utilizzando questi dati, Atkin e Patuzzi hanno poi collaborato a stretto contatto con Jon Greenfield (Hamson Barron Smith e architetto del Sam Wanamaker Playhouse, a Londra) così da produrre, per la prima volta in assoluto, le prime piante architettoniche ‘storicamente informate’ relative al teatro del 1637. Queste, in seguito, hanno fornito i criteri precisi per alcuni rendering in 2D e 3D del teatro, così come reimmaginazioni tramite modellini lignei e versioni in CGI (“Computer Generated Imagery”) del teatro originario (per la prima volta nella storia): i dati forniti dalle misure precise del lotto di terra originario, il numero totale di 153 palchetti, le misure esatte dei palchi e del palcoscenico fornite da Bognolo per il «Teatro di S. Cassan vecchio» (risalente dunque, a quanto si sa, al 1696, o persino al 1670) risultano tutti perfettamente compatibili fra di loro e costituiscono un’ulteriore conferma della possibilità che, fin dal 1637, la struttura generale del teatro fosse appunto su cinque ordini e con un totale di 153 palchetti, così come attestato nel documento notarile del 1657 more veneto già citato.[28]

Oltretutto tali soluzioni massimizzano evidentemente le possibilità commerciali date dalle misure del lotto di terreno originario: il chiaro intento finale di un simile teatro pubblico era infatti quello di ottimizzare il numero di palchetti (sia verticalmente, con riferimento al numero di ordini, sia orizzontalmente, quanto a larghezza e profondità dei palchetti) con il fine ultimo, e la realtà finanziaria, di una massimizzazione commerciale. Era dunque evidente nel 1637, così come lo sarebbe oggi, che si trattava dunque di creare quanti più palchetti possibili così da massimizzare l’incasso mediante la vendita di quanti più biglietti d’ingresso possibili.

Rispettando in modo assoluto tutti i dati archivistici e tutte le misure, il progetto (da un punto di vista metodologico) si prefigge anzitutto una ‘reimmaginazione’ del Teatro San Cassiano del 1637, che in questo si pone nella scia dei due modelli dichiarati presenti a Londra, ossia lo Shakespeare’s Globe e il Sam Wanamaker Playhouse. Nonostante il termine ‘reimmaginazione’, il progetto non intende in alcun modo indicare un processo di invenzione arbitraria o soggettiva; al contrario, esso intende sottolineare come le fonti d’archivio e le altre fonti primarie, ovviamente di fondamentale importanza, lasciano per la loro stessa natura dei vuoti interpretativi, per colmare i quali si rendono naturalmente necessarie delle operazioni basate su analogie e similitudini: ad esempio facendo riferimento ad altri teatri veneziani dello stesso periodo, con materiali utilizzati in quei decenni, eccetera.[29] Tutte le operazioni sono svolte dal team di ricerca in stretta collaborazione con i rinomati ‘consiglieri’ del Group, ossia gli specialisti di livello internazionale nei vari settori di rispettiva competenza.[30] La ‘reimmaginazione’ costituisce dunque un processo, anche di natura ermeneutica, basato su un profondo e totale rispetto delle fonti, ma al tempo stesso nella piena consapevolezza che il materiale storico offerto da tutte le fonti primarie e relativo al Teatro San Cassiano non può dare risposta a tutte le domande poste dalla ricostruzione vera e propria di ogni singolo elemento del teatro, dei tessuti, delle decorazioni, delle fonti luminose, eccetera.

Le fasi di ricerca, reimmaginazione e ricostruzione formano dunque un insieme in continuo movimento che proseguirà, ben oltre la riapertura del teatro, all’interno della prassi esecutiva. Nella fase di ricostruzione, le ricerche accademiche si combineranno con le conoscenze artigianali ‘storiche’ a disposizione così da permettere al progetto di rispettare quanto più possibile tutti gli aspetti della ricostruzione storica, le tecniche di illuminazione, l’uso del legname, dei materiali, e altro ancora, tipici degli anni Trenta del Seicento a Venezia.

Una volta ricostruito, il Teatro San Cassiano mirerà a diventare ancora una volta un teatro pubblico e specializzato nell’allestimento di opere del Seicento e del Settecento; si porrà inoltre l’obiettivo di diventare un centro di riferimento mondiale per l’esplorazione continua delle varie prassi ‘storicamente consapevoli’ (sia nella buca d’orchestra, sia in scena), per rivitalizzare da un punto di vista ambientale e commerciale in modo particolare la zona di Venezia in cui sorgerà, per fornire impiego e impresa (soprattutto per i veneziani) e per dialogare con continuità con il territorio mediante programmi di didattica e musicoterapia pensati per la fascia d’età che va dalla scuola primaria all’università, così come per la cittadinanza nel suo insieme. Il teatro offrirà anche uno spazio museale, e creerà un complesso, aperto alla comunità circostante, dedito alla cultura barocca.

Dr Stefano Patuzzi
Direttore della ricerca
Teatro San Cassiano

 

Note

[1] Cfr. Franco Mancini, Elena Povoledo e Maria Teresa Muraro, I Teatri del Veneto - Venezia, Tomo I, Venezia, Corbo e Fiore, 1995, pp. 97-149.

[2] Si vedano ad esempio Nicola Mangini, I teatri di Venezia, Milano, Mursia, 1974, p. 35; e Beth L. Glixon e Jonathan E. Glixon, Inventing the Business of Opera. The Impresario and His World in Seventeenth-Century Venice, Oxford-New York, Oxford University Press, 2006, pp. 8-9.

[3] Appresso Iacomo Sansovino, Venezia, 1581, p. 75.

[4] Si vedano ad esempio I Teatri del Veneto cit., Tomo I, p. 98.

[5] Trascritta ivi, p. 126.

[6] Alessandro D’Ancona, Origini del teatro italiano, Torino, Loescher, volume II, 1891, p. 452, nota 2; lettera citata anche ne I Teatri del Veneto cit., Tomo I, p. 93.

[7] Eugene J. Johnson, The Short, Lascivious Lives of Two Venetian Theaters, 1580-85, in “Renaissance Quarterly”, Vol. 55, N. 3 (autunno 2002), p. 936-968: 965; e I Teatri del Veneto cit., Tomo I, p. 95.

[8] Eugene J. Johnson, The Short cit., p. 959.

[9] «in termine de giorni XV. debbono haver fatto disfare in tutto, et per tutto li palchi, scene, et altre cose mobili dalli luoghi fatti fabricar da essi per recitar Comedie, sì che non vi resti pur vestigie alcuna per il detto effetto» (documento del 14 gennaio 1585 more veneto): Eugene J. Johnson, The Short cit., p. 963.

[10] Si vedano I Teatri del Veneto cit., Tomo I, p. XXVIII; Eugene J. Johnson, Inventing the Opera House. Theater Architecture in Renaissance and Baroque Italy, Cambridge, Cambridge University Press, 2018, p. 120.

[11] Si rimanda a I Teatri del Veneto cit., Tomo I, pp. 126-130.

[12] Si veda ivi, p. 100.

[13] Remo Giazotto, La guerra dei palchi, “Nuova Rivista Musicale Italiana”, Anno I, n. 2 – luglio / agosto 1967, pp. 245-286:252-253; Nicola Mangini, I teatri di Venezia, Milano, Mursia, 1974, p. 37, nota 21; Eugene J. Johnson, Inventing cit., p. 299, nota 24.

[14] L’Andromeda, Venezia, Antonio Bariletti, 1637, p. 3.

[15] Si veda a questo proposito Lorenzo Bianconi, Il Seicento, Torino, EDT, 1991, p. 198: «il teatro alla veneziana […] costituisce un vero e proprio tipo economico-architettonico che, propagatosi poi per ogni dove in Italia e all’estero, diventa il “teatro all’italiana” tout court e sopravvive […] fino ad oggi».

[16] «Le Théatre de S. Cassian est […] à cinq rangs de Pales, et 31. à chaque rang»; “Mercure Galant”, marzo 1683, p. 288.

[17] Archivio di Stato di Venezia, Giudici del Piovego, busta 86.

[18] «Giravano d'intorno intorno cinque file di loggie l’una sopraposta all’altra, con parapetti avanti a’ balaustri di marmo; distinguevano li Spazi, commodi a sedeci spettatori, alcuni tramezi che terminavano nella parte esteriore a forgia di colonne, dove si sporgevano in fuore braccia di legno innargentate, che sostenevano i doppieri ch’illuminavano il Teatro»; L’Ermiona, Padova, Paolo Frambotto, 1638, p. 8. Si è modificata la punteggiatura per rendere più chiaro il senso del testo.

[19] La miniatura che lo ritrae (conservata all’archivio di Stato di Bologna, Anziani Consoli, Insignia, Vol. VII, C. 15a, 1639) si può vedere ad esempio in Eugene J. Johnson, Inventing the Opera House cit., p. 171.

[20] Gloria Staffieri, L’opera italiana. Dalle origini alle riforme del secolo dei Lumi (1590-1790), Roma, Carocci, 2014, p. 121.

[21] Si veda Paul Atkin, Opera Production in Late Seventeenth-Century Modena: The Case of L’ingresso alla gioventù di Claudio Nerone (1692), Royal Holloway College (University of London), supervisor Tim Carter, 2010. La ‘prima’ fu il risultato di una sinergia tra gli enti organizzatori locali e il Teatro San Cassiano.

[22] Si vedano I Teatri del Veneto cit., Tomo I, pp. 144-147.

[23] Citazione dai documenti conservati all’archivio di Stato di Venezia, Giudici del Piovego, busta 86.

[24] Cfr. I Teatri del Veneto cit., Tomo I, p. 105.

[25] Venezia, Antonio Rosa [1798], p. 2 (non numerata).

[26] Cfr. I Teatri del Veneto cit., Tomo I, p. 105.

[27] Cfr. https://www.teatrosancassiano.it/it/news/a-world-leading-cultural-centre-for-baroque-opera

[28] https://www.teatrosancassiano.it/sites/default/files/tsc_stato_della_ricerca_201903.pdf

[29] Concetti riassunti in specie nel contributo di Stefano Patuzzi, Reimmaginare il Teatro San Cassiano del 1637. Alcune riflessioni sul metodo, tenuto al convegno Teatro San Cassiano. Necessità, soluzione, opportunità, Venezia, Conservatorio di musica “Benedetto Marcello”, 13-16 giugno 2019. Questo il programma completo: https://www.teatrosancassiano.it/sites/default/files/tsc_convegno_programma_201906.pdf

[30] https://www.teatrosancassiano.it/it/about-us

OPERE RAPPRESENTATE

Questa è una nuova cronologia delle opere rappresentate al Teatro San Cassiano.

L'elenco non è definitivo: si tratta infatti, e naturalmente, di un processo continuo. Era tuttavia essenziale stilare un nuovo elenco completo ed è quello che abbiamo cercato di fare.

Nonostante lo scrupoloso e non breve lavoro di verifica sulle fonti, in questo elenco potrebbero tuttavia esserci omissioni, errori o imprecisioni. Siamo dunque profondamente grati fin d’ora a coloro che vorranno inviarci le loro segnalazioni a info@teatrosancassiano.it: ci consentiranno in questo modo di migliorare via via questo elenco, anche e soprattutto a beneficio di tutti coloro—studenti, docenti, studiosi, appassionati—che lo utilizzeranno in futuro.

La prima opera rappresentata al San Cassiano fu L'Andromeda di Benedetto Ferrari (l.) e Francesco Manelli (c.), (1637), mentre l'ultima fu Gli umori contrari di Giovanni Bertati (l.) e Sebastiano Nasolini (c.), (1798). L'elenco è tratto da I Teatri del Veneto,[1] rivisto, integrato e corretto sulla base della bibliografia e sitografia specificate di seguito. Gli anni sono indicati secondo il calendario gregoriano e non more veneto.

 

 

Note

[1] Franco Mancini, Elena Povoledo e Maria Teresa Muraro, I Teatri del Veneto - Venezia, Tomo I, Venezia, Corbo e Fiore, 1995, pp. 144–147.

Bibliografia

  • Bonlini G. C. (1730), Le glorie della poesia e della musica […], Venezia, C. Buonarrigo
  • Groppo A. (1745), Catalogo di tutti i drammi per musica recitati ne’ teatri di Venezia […], Venezia, A. Groppo
  • Wiel T. (1897), I teatri musicali veneziani del Settecento, Venezia, Visentini
  • Sonneck O. G. Th. (1914), Catalogue of Opera Librettos Printed Before 1800, 2 voll., Washington, Government Printing Office
  • Sartori C. (1990-94), I libretti italiani a stampa dalle origini al 1800. Catalogo analitico con 16 indici, 7 voll., Cuneo, Bertola & Locatelli
  • Alm I. (1993), Catalog of Venetian Librettos at the University of California, Los Angeles, Berkeley – Los Angeles – Oxford, University of California Press
  • Mancini F., Muraro M. T., Povoledo E. (1995), I Teatri del Veneto - Venezia, tomo I, Venezia, Regione del Veneto ― Corbo e Fiore, 1995, pp. 144-147
  • Whenham J. (2004), Perspectives on the Chronology of the First Decade of Public Opera at Venice, “Il Saggiatore musicale”, Vol. 11 n.2, Firenze, Olschki, pp. 253-302
  • Selfridge-Field E. (2007), A New Chronology of Venetian Opera and Related Genres, 1660-1760, Stanford, Stanford University Press.

Collegamenti esterni