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IL TSC DA VICINO - CRISTIANO CONTADIN

Il punto di vista di un musicista e docente! Per questa presentazione nella nostra serie—in cui chiediamo ai nostri esperti di livello mondiale di fornire la loro personale prospettiva sulla necessità e sul valore del Teatro San Cassiano—offriamo la visione musicale del nostro consigliere: il Professor Cristiano Contadin

 

Cristiano suona la viola da gamba e insegna al Conservatorio di Musica ‘Benedetto Marcello’ di Venezia. È attivo sia in qualità di solista, sia come continuista tanto in Italia quanto all’estero, con ensemble quali I Barocchisti, Accademia Bizantina, Akademie für Alte Musik di Berlino, La Venexiana, BEMF e molti altri. Ha ricevuto numerosi premi, fra cui il Diapason d'Or, Choc du Monde de la Musique, Preis der Deutschen Schallplattenkritik, Critic's Choice di Opera News... Si occupa specialmente di attività di ricerca, performing e registrazioni discografiche connesse alla prassi esecutiva della musica rinascimentale e barocca, e all’esecuzione di lavori contemporanei. È fondatore e direttore dell'ensemble Opera Prima.

Ecco dunque le riflessioni di Cristiano, che non vede l'ora di festeggiare il 400º anniversario della nascita dell'opera pubblica. Questo è il Teatro San Cassiano: da vicino!

Carnevale 2037, lo spettacolo della sera è appena terminato e il successo della rappresentazione è stato eclatante; ancora seduto su una delle belle poltrone del palchetto centrale mi godo l’eco della musica e degli applausi e le espressioni di meraviglia e gioia sui volti del pubblico…

Nonostante il teatro sia aperto e attivo da un po’ di anni, l’effetto rimane invariato; ci si chiede come si sia fatto a rimanerne senza per tutto questo tempo. Sarà per le misure un po’ ridotte rispetto ai grandi teatri, la forma a goccia, il senso di inclusione nella scena teatrale, le voci cosi vicine e dal canto morbido e naturale, l’orchestra che suona davanti a noi e il maestro di concerto a governare lo spettacolo con il suo arco… tutto rende l’ascolto cosi intimo e partecipato che sembra quasi di essere parte integrante della scena.

Questo Teatro San Cassiano e pochi altri suoi rinomati “colleghi” contemporanei, l’Olimpico di Vicenza o il teatro Farnese di Parma, è un luogo di estasi, un balsamo di “stupore e meraviglia” per le fatiche della giornata e della vita. Cosa dovrebbe offrire un teatro, se non questo? Catturare i sensi e portarli in dimensioni nuove, nei luoghi della fantasia e dell’immaginazione. Le scenografie a pannelli mobili che non ti fanno capire come e quando sia cambiata la scena, le “lanterne magiche” o le “scatole dei tuoni”, sono solo alcune delle tante invenzioni qui impiegate per sorprendere l’ascoltatore e rapirlo dal momento reale.

E le medesime emozioni coinvolgono allo stesso modo sia chi suona, chi canta o dirige, chi manovra le quinte, le luci o chi sta al botteghino, è evidente.

Per chi studia musica e teatro barocco a Venezia o in qualsiasi altro paese del mondo o per chi ha già una lunga attività concertistica, un teatro come questo rappresenta il luogo ideale dove attuare le ricerche e gli studi fatti e diventa un’occasione unica per “reinventare” le esecuzioni  dopo anni di esperienza in teatri spesso sovradimensionati e non concepiti per tale repertorio.

Ad autori come C. Monteverdi, F. Cavalli o A. Vivaldi, solo per citare alcuni tra i più noti  attivi nel primo Teatro di San Cassiano nei secoli XVII e XVIII, sarebbe molto piaciuto sapere che finalmente l’opera barocca veneziana ha ritrovato casa. Questa è la forza del Teatro San Cassiano, essere un luogo che parla a tutti e che a tutti può regalare un momento di eternità.

Cristiano Contadin

 

Nota

Tutti i contributi di questa serie sono forniti nella lingua scelta dall’autore e non sono tradotti. Ciò per mantenere l’integrità delle dichiarazioni dei vari autori, che sono loro proprie e senza interferenze editoriali o suggerimenti da parte del Teatro San Cassiano. L’idea della serie è di dare a te, al lettore, una panoramica dell’enorme significato storico e culturale del progetto e di vederlo dalla miriade di prospettive professionali che dovranno unirsi mentre ci avviciniamo all’enorme compito di cercare di ricostruire il Teatro San Cassiano del 1637.

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